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SERENDIPITÀ IN LIBRERIA. La vera storia della Regina di Biancaneve

Autore: Azzurra Camoglio

Biancaneve
Non sono una persona superstiziosa o fatalista, ma diciamo che credo nella serendipità, italianizzazione della più esotica “serendipity”, ovvero il dono – o la fortuna, dipende dai punti di vista – di trovare qualcosa di utile, sfizioso e interessante mentre non lo si stava cercando perché impegnati nella ricerca di qualcos’altro. Qualche settimana fa, mentre mi trovavo in libreria per cercare un volume, sono stata attratta dalla copertina di un altro volume, ben più intrigante e spiritosa: su sfondo bianco, la malvagia Regina Grimhilde di Biancaneve e i sette nani stringe con evidente stizza un voluminoso scrigno, manifestando sorpresa mista a cattiveria. Il resto l’ha fatto il titolo del medesimo, di un bel rosso sangue, La vera storia della Regina di Biancaneve, dalla Selva Turingia a Hollywood*.

Agile e divertito saggio semi-serio di Stefano Poggi, docente di Storia della filosofia presso l’Università degli Studi di Firenze, il volume è pubblicato dalla Raffaello Cortina Editore e si legge nel giro di qualche ora, con interesse crescente. Senza sapere nulla dell’autore, né del fatto che fosse entrato nelle grazie di Umberto Eco citandolo nel suo saggio e venendone quindi ricompensato con una bella recensione nella rubrica La bustina di Minerva del 23 novembre 2007, ho dato un’occhiata al retro di copertina e ho deciso che valeva l’acquisto:

Nel duomo di Naumburg, nella Germania centro-orientale, la statua medioevale di Uta di Ballenstedt, sposa del margravio Ekkehard di Meissen, affascina da secoli i visitatori. Il passaparola tra chi rimane colpito dalla sua altera bellezza già vi aveva ravvisato l’archetipo di uno dei cattivi cinematografici del Novecento: la regina di Biancaneve e i sette nani. Era un passaparola ben fondato: molti indizi confermano che proprio Uta di Naumburg è il modello della crudele matrigna di Biancaneve. Questo libro singolare rivela come e perché ciò sia accaduto. Il racconto della trasformazione di Uta in Grimhilde diviene così una vera e propria spy story tra Germania e Stati Uniti negli anni che precedono la Seconda guerra mondiale: ne sono protagonisti non solo Walt Disney e i suoi collaboratori ma anche Marlene Dietrich, Leni Riefenstahl e il Dottor Goebbels.

Cosa rende interessante il saggio di Stefano Poggi? Innanzitutto l’argomento, la scelta di affrontare un aspetto meno noto nella genesi di uno dei più conosciuti capolavori disneyani, Biancaneve e i sette nani appunto, primo lungometraggio d’animazione statunitense che ha appena festeggiato in pompa magna il proprio settantennale. Poggi parte dall’evidente somiglianza tra il personaggio di Grimhilde e la statua di Uta di Ballenstedt (di entrambe è pubblicato un ritratto a inizio saggio) e dipana un racconto che alterna cenni autobiografici minimali e ricchi di understatement alla ricostruzione (fantasiosa ma verosimile e assolutamente probabile) degli eventi che hanno portato alla scelta della statua, designata dalla propaganda nazista a rappresentare uno dei modelli dell’arte tedesca da contrapporre all’arte “degenerata”, come principale fonte d’ispirazione per la caratterizzazione della matrigna della soave e burrosa Biancaneve.
Leggendo La vera storia della Regina di Biancaneve viene voglia non solo di rivedere il film, di dare un’occhiata alla perfida Grimhilde alla luce dei suoi nobilissimi natali, di verificare sul campo nei minimi dettagli la somiglianza appena scoperta, ma anche di ripercorrere le tappe conoscitive che hanno portato Poggi alla redazione del saggio, cercando fonti iconografiche, vagliando le versioni alternative che riguardano ogni aspetto della vicenda, curiosando tra le leggende sulla pellicola.

Il secondo elemento di interesse del volume è infatti proprio lo stile narrativo ed espositivo che lo contraddistingue. Nel guidare il lettore attraverso le circostanze che, anche in questo caso per pura serendipità, l’hanno portato ad ammirare l’austera statua durante una “gita formativa”, conducendolo in seguito a formulare ipotesi, affastellare indizi, accumulare materiali, intensificare la ricerca fino alla formulazione della versione definitiva della trattazione esposta, Poggi strizza diverse volte l’occhio a chi è cresciuto canticchiando le zuccherose canzoncine dei film disneyani ma allo stesso tempo compie una ricognizione lucida, serrata e sempre ineccepibile dal punto di vista formale in merito alle possibili implicazioni culturali, sociologiche e anche politiche dell’impiego di un modello come quello di Uta per dare vita a una villain tra le più affascinanti della storia del cinema, in grado di affascinare e spaventare i bambini ancora oggi. Implicazioni che abbracciano questioni di portata tutt’altro che secondaria, per le quali rimando alla lettura del volume.

Servendosi di pubblicazioni monografiche e siti Internet, che vengono diligentemente segnalati in appendice, e integrandoli con dati di prima mano appassionatamente raccolti seguendo una di quelle inspiegabili ossessioni che colpiscono almeno una volta nella vita ognuno di noi, Poggi elabora un quadro di riferimento di assoluto interesse che permette di analizzare da una prospettiva ludica ma non per questo meno rigorosa o superficiale un film destinato a influenzare fortemente l’immaginario collettivo e a segnare profondamente il destino dell’impero disneyano. Per quanto La vera storia della Regina di Biancaneve si concentri su altri aspetti, non bisogna infatti dimenticare che nel realizzare Biancaneve Walt Disney rimise in discussione tutti i risultati artistici e finanziari ottenuti fino a quel momento, portando a compimento un’impresa ambiziosa ma anche molto rischiosa che, baciata dal successo, portò all’ascesa “definitiva” del suo tirannico quanto idealista creatore ma che, in caso di insuccesso, avrebbe quasi sicuramente causato la chiusura degli Studi Disney.

Senza volervi svelare troppo, concludo segnalando un ultimo dato che mi pare di notevole importanza: per portare a termine l’impresa senza deludere il lettore, l’autore si avvale di strumenti metodologici che non sfigurerebbero in una dissertazione filosofica e di un lessico volutamente ricercato e quasi aulico, applica nozioni di storiografia e storia dell’arte, cita alcuni tra i maggiori teorici della cultura della modernità e si diverte a disseminare le pagine di aneddoti curiosi, senza appesantire in alcun modo la propria trattazione e senza risultare noioso, spocchioso o peggio desideroso di sfoggiare unicamente la propria erudizione. Dimostra anzi sul campo una grande verità: per intrattenere, incuriosire e appassionare non c’è bisogno di scadere nella banalità e nella dozzinalità.

[Azzurra Camoglio]


* Stefano Poggi
La vera storia della Regina di Biancaneve, dalla Selva Turingia a Hollywood
Milano, Raffaello Cortina Editore, 2007
ISBN: 978-88-6030-144-4, pp. 104, € 14,00


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